Un po’ di storia

Salve a tutte e a  tutti gli amici degli animali e in particolar modo dei gatti. Vorrei parlarvi un po’ di questi animali stupendi sempre più amati e scelti come compagni domestici. Secondo le ultime stime infatti il numero di gatti che vivono in casa degli italiani ha ormai superato, anche se di poco,  quello dei cani[1]. Il gatto infatti è considerato più facile da gestire e meno esigente. Il che è in parte vero, ma siamo certi di avere sempre il comportamento giusto con i nostri piccoli amici? Comprenderne i comportamenti significa creare le basi per una convivenza felice tra il Gatto e il suo umano, limitando al minimo le cause di stress ed evitando nocivi antropomorfismi[2].

Per cominciare, dobbiamo fare un passo indietro nel tempo e andare alle origini del gatto e alla sua domesticazione. Tutti i gatti domestici (Felis silvestris catus), di qualunque razza, sono i discendenti della sub-specie Felis silvestris Lybica. Le prime testimonianze di gatti semi addomesticati sono state riscontrate  in Egitto,  a Cipro e in Cina, e risalgono a circa 5.000 anni fa, un tempo brevissimo in confronto al cane. Il motivo più accreditato per la sua domesticazione è che il gatto servisse a tenere lontano i roditori che infestavano i granai. Il gatto arrivò a Roma solo molto più tardi. La prima testimonianza risale al I secolo a.C. e si tratta di un bellissimo mosaico rinvenuto nella Casa del Fauno a Pompei.

 mosaico-dalla-casa-del-fauno-a-pompei-un-gatto-che-azzanna-un-uccello

 Gatto che azzanna un uccello- Museo Archeologico di Napoli

I Romani poi facilitarono la diffusione del gatto nel resto d’Europa. Il periodo più difficile i gatti nostrani (soprattutto quelli neri) lo conobbero durante il Medio Evo, quando furono perseguitati e sterminati perché accusati di essere incarnazione del diavolo e aiutanti delle streghe. Ma nel 1800 nasce un rinnovato interesse e amore per i nostri piccoli amici, in Inghilterra si organizzarono le prime mostre feline[3], si cominciò a incrociare le razze per favorire alcuni tratti somatici (meno quelli caratteriali) particolarmente apprezzati.

Oggi i gatti sono diffusi in tutto il mondo, in alcuni Paesi amati e coccolati, in altri appena tollerati, in altri ancora cacciati e sterminati perché rappresentano una minaccia per la fauna locale.  Certo è che i gatti tendono a riprodursi a grande velocità; secondo una stima della LAV[4] i gatti che vivono in condizioni di randagismo in  Italia sono oggi due milioni e mezzo! E i gatti randagi o abbandonati[5] sono costretti a condizioni di vita pessime, sono spesso vittime di malattie, malnutrizione o incidenti, destinati a morte precoce e spesso dolorosa. Mentre, all’altro estremo, il business di prodotti per animali domestici in Italia e nel resto del mondo continua a creare profitti in maniera esponenziale[6]. Viziati o randagi che siano, questi piccoli, sorprendenti felini, come del resto tutti, ma proprio tutti, gli esseri viventi, hanno diritto a essere compresi e rispettati e a vivere la loro vita in modo naturale e dignitoso. Ed è proprio questo quello che cerchiamo di fare, con curiosità e amore.

 

[1]  Dato tratto da: http://www.linkiesta.it/it/article/2016/04/16/gli-italiani-un-popolo-bestiale-60-milioni-di-animali-domestici-nelle-/30003/ [2] L’antropomorfismo è la tendenza ad attribuire caratteristiche fisiche o psicologiche a esseri diversi dall’uomo o a oggetti inanimati [3] Il primo Cat Show nella storia fu organizzato a Londra il 13 Luglio  1871 da Harrison Weir [4] http://www.lav.it/cosa-facciamo/cani-e-gatti/allo-sbaraglio-o-reclusi-a-vita [5] In inglese esiste una differenza fra “feral cat ” che sta per selvaggio, nato in libertà, e “stray cat” che sta per randagio, abbandonato dagli umani [6] http://www.repubblica.it/economia/rapporti/osserva-italia/le-storie/2015/04/21/news/pet_food_boom_degli_ingredienti_business_miliardario_globale-112479079/

 

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