Adottare un gatto

Chi ama gli animali lo sa bene: spesso il cane o il gatto che verranno a vivere con noi ci capitano per caso, perché li troviamo abbandonati o feriti per strada, perché un’amica ci implora di adottarlo o per qualche altro motivo per così dire imprevisto.

Nel caso però in cui ci troviamo nella fortunata condizione di poter scegliere il nostro gatto, è importante fare la scelta giusta per garantire una convivenza soddisfacente e serena per tutti. A meno che non si ratti di una emergenza, evitiamo assolutamente di separare il cucciolo dalla madre prima delle nove o dieci settimane di vita, il momento migliore sarebbe a partire dalle dodici settimane in poi, quando è terminato lo svezzamento è il micio è ormai indipendente.

gatto

I gatti hanno personalità estremamente diverse tra loro, il carattere di micio in parte è ereditato dal padre e in parte dipende dal tipo di socializzazione che ha avuto nelle prime otto settimane di vita (l’imprinting). Se il padre è un gatto poco socievole, solitario, il figlio ne erediterà i tratti. Se la madre è una brava cacciatrice, anche il figlio lo sarà; un gattino che non ha avuto molti rapporti con esseri umani durante la fase sensibile, diventerà tendenzialmente un gatto schivo e timido.

Per quanto riguarda il nostro rapporto con il futuro adottato, non sempre è possibile sapere chi era il padre, o che tipo di infanzia ha avuto; e allora in questo caso dobbiamo affidarci alla nostra sensibilità e all’esperienza di chi con i gatti ci convive tutti i giorni. Un gattino timoroso, che si nasconde appena vede un umano, o che soffia quando ci avviciniamo, andrà gestito con molta pazienza, soprattutto all’inizio, e forse rimarrà sempre un po’ diffidente e poco incline alle coccole, diciamo che sarà un gatto che “ama stare per i fatti suoi”  e che sicuramente apprezzerà una casa con accesso all’esterno. Un gattino che, invece, ci viene incontro con la coda dritta, si struscia, fa le fusa e si fa accarezzare senza problemi, sarà sicuramente un gatto affettuoso, ma anche esigente nelle richieste di rapporto con noi, amerà essere coccolato e probabilmente ce lo ritroveremo presto sul letto. È quindi molto importante sapere in anticipo quanto tempo trascorreremo in compagnia del nostro gatto e quante ore invece trascorrerà da solo, se lo faremo uscire oppure no, se in casa ci sono spesso estranei e così via. Un gatto che corre a nascondersi appena suona il campanello e non si fa più trovare fino a che l’intruso o gli intrusi non se ne vanno, non sarà certo adatto a vivere in una casa abitualmente frequentata da ospiti. Per contro, un gatto affettuoso e giocherellone soffrirà se costretto chiuso in casa e da solo per molte ore al giorno.

Naturalmente è estremamente importante conoscere lo stato di salute di micio prima di adottarlo. Dobbiamo sapere se soffre di qualche malattia, se ha i vermi, se è stato vaccinato e così via. Se è un gatto adulto, e ancora non si è provveduto, andrà fatto sterilizzare quanto prima. In ogni caso è bene farlo vedere da un veterinario prima di portarlo a casa. Naturalmente anche un gatto non in perfetta salute o anziano può essere gestito con alcune piccole accortezze e tanto amore.

Un altro aspetto da tenere presente è se in casa ci sono già altri animali. Soprattutto in caso di cani, è molto importante che il micio sia abituato o perlomeno  non ne abbia paura, perché altrimenti stiamo creando i presupposti per un bel po’ di sofferenza per molti esseri. Non dobbiamo inoltre dimenticare che siccome il gatto è e rimane un predatore, non possiamo pensare di farlo convivere con un coniglietto o con i canarini: avremmo delle potenziali prede in costante stato di allerta e un predatore sempre stimolato a dare la caccia ma, auspicabilmente, frustrato!

Un altro consiglio che mi sento di dare è: se volete adottare un gatto, adottatene due! E non lo dico solo perché in giro ci sono troppi gatti che cercano casa, ma anche perché due gatti si gestiscono forse anche più facilmente. Se scegliamo due gatti imparentati fra di loro, tipo due fratellini, o sorelline, o che comunque già si conoscono e vanno d’accordo, l’ambientamento sarà più semplice e si terranno compagnia anche quando non ci siamo. Anche i gatti si annoiano in assenza di stimoli  e soffrono la solitudine!

Nella prossima scheda vedremo come introdurre il nostro gatto nella sua nuova casa, ma prima voglio   aggiungere una nota personale. Capisco come tutti siamo attratti dall’idea di adottare un micetto tenero e affettuoso, da veder crescere e con cui giocare, ma a volte la vita mi ha fatto scegliere di prendere in casa gatti già adulti, a volte traumatizzati psicologicamente, a volte ammalati, e vi assicuro che sono state (e sono tuttora) esperienze molto belle e anche gratificanti.

Un gatto anziano e fragile diventa un po’ “il nonno” di casa: un po’ scorbutico e svampito, ma pur sempre in grado di mantenere una certa disciplina, anche solo con la sua presenza, e comunque amato e rispettato da tutti!

micia

Zerlina, classe 2000

 

1 Imprinting è il termine coniato dal biologo austriaco Konrad Lorenz (1903-1989), fondatore della moderna etologia, per indicare la  modalità di apprendimento che si attua nella cosiddetta “fase sensibile” del cucciolo di tutti i vertebrati.

 

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