LA RAZZA E’ SEMPRE SINONIMO DI BELLA VITA? Chiedetelo a GIGI!

 Chi è Gigi?

zampa

Gigi è un Drahthaar puro acquistato da un cacciatore per un solo scopo… la caccia! Purtroppo Gigi pur appartenendo ad una razza allevata per questo scopo non è mai stato portato per il  questo lavoro e così è diventato un peso, un acquisto sbagliato, come un paio di scarpe troppo strette che non si possono usare ma dispiace buttarle perché costose e allora si infilano in un angolino fino a dimenticarsene. Proprio come un paio di scarpe, Gigi è stato relegato in un angolino buio… ovvero un pollaio dove ha passato 3 anni… denutrito e ignorato!

Questo succede ogni giorno purtroppo, perché l’uomo continua a considerare gli animali come oggetti di cui disporre a piacimento! Né la razza, né il valore economico hanno importanza quando non si capisce che il vero valore di un animale è la sua anima.

        Zampa       Zampa

GIGI CERCA ADOZIONE A DISTANZA E DEFINITIVA

CLICCA QUI PER DIVENTARE UNA SUO GENITORE A DISTANZA

CACCIATORI STATE ALLA LARGA!

Per informazioni contattare Rita al 3493695664 o Simona al 3455982486 o manda una mail di presentazione all’indirizzo arcadirita@gmail.com

 

 

 

Alan, storia di ordinaria inciviltà…la legge tutela ma il condominio boicotta

E’ sempre stata una storia difficile quella di Alan…

L’abbandono, il denutrimento, la leishmaniosi eppure neanche per un attimo abbiamo pensato di rinunciare.

Abbiamo fatto grossi sacrifici, è vero, abbiamo dovuto chiedere l’aiuto di tutti i nostri sostenitori per far fronte alle sue cure, costruire un recinto a parte, trovare una cuccia abbastanza grande da contenerlo (che per fortuna ci hanno donato), nutrirlo solo con cibo di ottima qualità e tante altre cose che, però, non ci hanno mai pesato perché erano per lui… il nostro ALAN, il gigante buono dell’Arca di Rita.

E poi, finalmente, arriva questa richiesta di adozione…

Telefonate, preaffidi, colloqui, gli adottanti che arrivano da Milano a Roma per prendere il cane… tutto sembrava incastrarsi alla perfezione!

Non vedevamo l’ora di dare questa splendida notizia: ALAN E’ STATO ADOTTATO!

Invece, un po’ per scaramanzia, un po’ per aspettare le foto di Alan felice nella sua nuova casa, abbiamo aspettato…
Ed ora eccoci qui, dopo solo una settimana alla fine del sogno… ALAN TORNA INDIETRO…  per problemi di condominio!!!

Non perché abbai o sporchi o dia fastidio ma semplicemente perché non piace, fa paura o… chissà… per stizza, invidia, pura e semplice cattiveria… le ipotesi sono tante.

Tanto è che nei confronti di Alan si è scatenata una vera e propria guerra da parte dei condomini che la famiglia non ha potuto o voluto fronteggiare (la legge che vieta agli amministratori di proibire cani nel condominio entrerà in vigore il 18 giugno c.a.) e in ogni caso i condomini hanno fatto chiaramente capire che  se Alan fosse rimasto gli avrebbero reso la vita impossibile.

Lo sdegno suscitato da questa vicenda è tanto e ha addirittura ispirato questo articolo uscito sul blog della Repubblica:
http://richiamo-della-foresta.blogautore.repubblica.it/2013/05/10/alan-torna-in-canile-il-condominio-non-lo-vuole/

Noi continueremo a fare del nostro meglio per Alan, lo abbiamo ri-accolto a braccia aperte senza pensarci un attimo e, a quanto pare, lui anche lui è stato “abbastanza” felice di vederci, soprattutto Rita, la presidente della nostra associazione, l’Arca di Rita, che si è presa cura di lui dal primo momento che lo ha visto e lo ha accolto sotto la sua ala protrettrice.

ALAN SARA’ ADOTTABILE SOLO DOPO ATTENTI COLLOQUI PREAFFIDO.

PER INFO: RITA 349 3695664 – SIMONA 345 5982486 o scrivere ad arcadirita@gmail.com

 

*S*

8 maggio: anche ROMA si mobilita contro Green Hill

Si sono incontrati in una delle piazze più belle di Roma, di fronte al Pantheon, e a pochi passi dal Parlamento, per protestare contro le nuove norme che il governo vorrebbe approvare a favore della VIVISEZIONE e che accrescerebbero le già terribili sofferenze inflitte ogni anno a milioni di creature viventi.

Il popolo degli animalisti si è incontrato per gridare il proprio sdegno di fronte alla vergognosa pratica della SPERIMENTAZIONE ANIMALE!!!

Contemporaneamente riuniti in varie città d’Italia migliaia di persone hanno gridato NO!!!

BASTA GREEN HILL!!!

BASTA VIVISEZIONE!!!

Tra i momenti principali che hanno emozionato le persone presenti nella piazza della Rotonda a Roma, c’è stata la testimonianza diretta di una delle donne arrestate a Green Hill per aver sottratto alcuni cuccioli di Beagle destinati ai laboratori della morte.

La cosa che più ci ha colpito di lei, come lei stessa ha affermato, è che è una persona normalissima, che condivide sì la passione per gli animali ma che non fa l’attivista.

Una persona come tanti che trovatasi di fronte ad una scelta morale ha fatto la scelta che riteneva più giusta, consapevole delle conseguenze e disposta ad affrontarle!

Forse se metà delle persone che governano il nostro paese avesse altrettanto coraggio e altrettanta onestà morale non ci troveremmo nella situazione in cui ci troviamo adesso!

 

 

Green Hill, 28 aprile 2012… una breccia nel muro dell’indifferenza

Così vogliamo ricordare questa giornata… una breccia nel muro dell’indifferenza.

 

Dopo tante parole e dopo tante promesse inutili da parte di chi cercava solo un nuovo palcoscenico su cui esibirsi, sono stati loro, i ragazzi che da mesi si battono VERAMENTE contro GREEN HILL, l’allevamento di beagle destinati ai laboratori di vivisezione, di Montichiari a Brescia, a tirare fuori dal lagher degli orrori, 25 piccoli beagle, destinati ad un’atroce fine.

25 cuccioli che molti chiamano MERCE ma che noi chiamiamo VITE!!!

Dodici giovani manifestanti hanno aperto un varco nel muro di Green Hill e hanno tirato fuori 25 cuccioli di beagle.

Aiutati prontamente dalla folla, decine di mani si sono alzate all’unisono per passarsi quei corpicini caldi, inconsapevoli dell’importanza di quello che stava succedendo intorno. Decine di persone si sono strette intorno al loro per permetterne la fuga in mezzo alla folla.

I ragazzi sono stati arrestati e sicuramente ci saranno delle conseguenze legali per le loro azioni ma 25 piccole vite sono state salvate mentre 2500 sono ancora all’interno del lagher in attesa di essere vendute a qualche laboratorio di sperimentazione animale.

E dalle ultime rivelazioni fatte da chi è riuscito ad entrare nei capannoni di Green Hill sembra che dentro ci sia molto di più di quello che vogliano farci credere…

Questa azione per quanto definita illegale in base alle nostre “rispettate” e rispettabili leggi deve essere intesa come un chiaro segnale di un nuova coscienza animalista che si sta estendendo ovunque, non solo in ambienti animalisti definiti spesso di facinorosi ed esaltati ma anche e soprattutto tra la gente comune che comincia a rendersi conto di quante inutili e ingiustificate sofferenze ci siano dietro questo enorme commercio di esseri viventi.

«La cosa più pericolosa da fare è rimanere immobili»
(William Seward Burroughs)

 *V*

NINA CE LA FARA’… questa volta ha vinto la VITA!

 

QUANDO ARRIVANO LE BELLE NOTIZIE BISOGNA FARLE GIRARE…

E ALLORA VOGLIO AGGIORNARVI SULLA VICENDA DI NINA, LA CAGNOLONA A CUI IN UN POMERIGGIO DI MARZO HANNO SPARATO IN TESTA…

PER GIOCO? PER NOIA? PER ODIO? NON LO SAPPIAMO!

SAPPIAMO SOLO CHE QUESTA VOLTA HANNO VINTO L’AMORE E LA SOLIDARIETA’!

QUESTA VOLTA HA VINTO LA VITA!!!

ESSERE UMANO, CANE, GATTO, TOPO, IL VALORE DI UNA VITA NON SI DISCUTE E SOPRATTUTTO NON SI  METTE SUL PIATTO DI UNA BILANCIA!

QUESTA E’ LA MAIL RICEVUTA:
Nina doveva fare la prima fisioterapia alla clinica roma sud ma per la  distanza e il problema di portarla hanno deciso di fare le sedute alla favorita dal Dr. Lanci.
Lanci le ha fatto una bella visita e poi ha passato la cagnona all’esperta che le ha detto che in questo stadio Nina non puo’ fare piscina ma solo ginnastica ed elettrostimolazione.
Deve fare fisioterapia per recuperare il tono muscolare alle zampe posteriori. Sonia che in particolare la accudisce dovrà farle elettrostimolazione e ginnastica.

Ci sono speranze che riprenda a camminare, ci vorrà tempo ma è sana e  salva, si trova in zona Ardea in stallo da Sonia in una villetta dove sarà molto seguita.

Grazie a tutti per l’interesse, allego le ultime foto
Francesca

 

*V*

INSERTI DI PELLICCIA:il lato oscuro della moda

COME RICONOSCERE LA PELLICCIA ECOLOGICA:L’inverno è ormai alle porte e come ogni anno
porta con sé il suo terribile carico di sofferenza:
le pellicce. Tramontata l’idea della pelliccia
come status symbol, ormai considerata demodè,
il settore è risorto dalle proprie ceneri
lanciando la moda degli inserti applicati a
colletti, polsini e cappucci di giacche e cappotti.Il mercato non chiede capi di abbigliamento
con inserti di pelliccia vera, ma è la moda a
promuovere questi prodotti. Spesso il consumatore
si trova in condizione di non poter
scegliere liberamente, secondo il proprio gusto
e le personali convinzioni etiche. Sebbene
dia meno nell’occhio l’inserto di pelliccia su
un giubbotto rispetto alla pelliccia intera,
questa moda non miete meno vittime. Il trattamento
riservato agli animali è molto crudele.
Forse non tutti sanno che in Cina visoni,
procioni, volpi, cani e gatti vengono barbaramente
scuoiati vivi senza essere preventivamente
storditi. Le loro pellicce diventano inserti
su giacche, cappotti e borse esposti a poco
prezzo sulle bancarelle dei mercati e nei grandi
magazzini. La situazione degli allevamenti europei non è migliore. Lo ha rivelato
un’investigazione sotto copertura presentata
a Milano lo scorso 26 febbraio da Animal
Defenders International (ADI) e dal network
animalista AgireOra. “Sono stati visitati 30
allevamenti finlandesi – spiega Marina Berati,
presidente di AgireOra Network – gli animali
sono allevati in condizioni atroci e soffrono
terribilmente. Il reportage mostra ferite aperte,
infette e non curate, occhi malati o mancanti,
code strappate a morsi, zampe deformate e
ferite. Spesso le gabbie sono danneggiate e
pericolose, i cuccioli rischiano di rimanere
con le zampe intrappolate nella rete metallica.
Le ciotole per l’acqua sono vuote, sporche e
rotte. Anche in Italia esistono allevamenti
intensivi con gabbie troppo piccole, fabbricate
con reti metalliche”. Continua la Berati: “nel
nostro paese gli animali vengono uccisi principalmente
con il gas, l’elettrocuzione attraverso
l’ano e la bocca o mediante la rottura
del collo. Purtroppo si tratta di metodi legali
perché sono previsti dal decreto legislativo
333/1998. I consumatori non devono acquistare
ciò che propone la moda, devono assolutamente
evitare di comprare capi con inserti
di pelliccia”. Gli allevamenti in Europa sono
circa 6 mila, soprattutto in Danimarca, Finlandia,
Olanda e Svezia. Gli animali allevati sono
visoni, volpi, cincillà, procioni e conigli. Milioni
di animali, inoltre, vengono catturati in natura
tramite trappole. Restano in agonia per giorni
in attesa che il cacciatore li uccida. Ogni anno
oltre 50 milioni di animali sono vittime della
moda. Da tempo i gruppi animalisti si battono
contro questo mercato di sofferenza e parte
del mondo della moda non è rimasto indifferente.
Celebri top model hanno dichiarato
espressamente la loro contrarietà all’uso di
pellicce e hanno supportato il lavoro di investigazione
di Animal Defenders International
(ADI). Anche grandi magazzini e catene di supermercati nel corso degli anni hanno fatto
proprie politiche fur-free. Alberto Lupi, socio
di una ditta torinese che produce pellicce
ecologiche, conferma questa tendenza:
“produciamo linee nostre e per un noto stilista,
inoltre forniamo pellicce ecologiche ad alcuni
grandi magazzini, oltre a vendere al dettaglio.
I consumatori sono sempre più interessati a
pellicce che non imitano quelle di animali;
sono più vivaci e originali sia per i colori che
per i modelli. Il tessuto della pelliccia ecologica
è composto da cotone e modacrilico. Ha lo
stesso isolamento termico della pelliccia di
animale e pesa meno”. I gruppi animalisti
denunciano che spesso le pellicce vengono
stinte e colorate in modo da non sembrare
vere. Lo scopo è quello di conquistare anche
i consumatori che non entrerebbero mai in
una pellicceria. Come riconoscere allora la
pelliccia vera da quella ecologica? Il problema
si pone di fronte ad etichette difficili da interpretare,
perchè poco chiare e vaghe, o addirittura false. “Sebbene il più delle volte si
possa cogliere la differenza al tatto – spiega
Lupi – la pelliccia ecologica ha una caratteristica
che la distingue senza ombra di dubbio:
il pelo è applicato ad una tela di cotone.
Quindi è sufficiente controllare se tra il pelo
e dietro l’inserto c’è la tela di cotone per essere
sicuri dell’acquisto”. “E’ importantissimo accertarsi
che gli inserti non siano di pelliccia
vera – conclude Marina Berati – nel dubbio è
sicuramente meglio evitare di acquistare il
capo di abbigliamento o l’accessorio”.
Elenco dei grandi magazzini e delle marche
che hanno adottato una politica fur-free
http://www.campagnaaip.net/risultati.html
Video sulle modalità di uccisione in Cina
http://www.nonlosapevo.com
Video “Bloody Harvest. The Real Cost of Fur”
investigazione Animal Defenders International
(ADI)
http://www.tvanimalista.info/video/animali/al
levamenti-pellicce
Per informazioni dettagliate si può consultare
il dossier approfondito al sito
http://www.tvanimalista.info/site_media/dow
nload/allevamenti-pellicce-dossier-adi.pdf
Per informazioni sull’investigazione 2009 –
2010 in 40 allevamenti svedesi e per inviare
una lettera ai consolati presenti in Italia per
chiedere la chiusura di tutti gli allevamenti di
visone in Svezia
http://www.campagnaaip.net/notizie/notizia370.html

LINK INTERESSANTI E UTILIElenco dei grandi magazzini e delle marche
che hanno adottato una politica fur-free
http://www.campagnaaip.net/risultati.html
Video sulle modalità di uccisione in Cina
http://www.nonlosapevo.com
Video “Bloody Harvest. The Real Cost of Fur”
investigazione Animal Defenders International
(ADI)
http://www.tvanimalista.info/video/animali/al
levamenti-pellicce
Per informazioni dettagliate si può consultare
il dossier approfondito al sito
http://www.tvanimalista.info/site_media/dow
nload/allevamenti-pellicce-dossier-adi.pdf
Per informazioni sull’investigazione 2009 –
2010 in 40 allevamenti svedesi e per inviare
una lettera ai consolati presenti in Italia per
chiedere la chiusura di tutti gli allevamenti di
visone in Svezia
http://www.campagnaaip.net/notizie/notizia370.html

BASTA VIVISEZIONE AL SAN RAFFAELE E NEGLI OSPEDALI DI MILANO!


Articolo su “il giorno” http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/2012/03/11/679219-animalisti_contro_raffaele.shtml

Ore 12.45 – Quattro attivisti del Coordinamento Fermare Green Hill si sono
incatenati alla gabbia dei macachi nel giardino del San Raffaele per
denunciare i segreti degli ospedali milanesi: la tortura degli animali!

Ore 14.45 – Gli attivisti sono al momento ancora incatenati. Le guardie si
stanno agitando e hanno già aggredito e malmenato una persona per
prendergli una telecamera. I carabinieri minacciano di segare i lucchetti
che i 4 hanno al collo.

Guardate le prime fotografie dell’azione:
AZIONE CONTRO LA VIVISEZIONE AL SAN RAFFAELE DI MILANO

Guardate un primo breve video:

Se abitate a Milano e dintorni accorrete a dare supporto!

———-

Presso i diversi centri di ricerca presenti all’interno del complesso San
Raffaele di Milano vengono utilizzati animali come cavie da laboratorio:
si pratica cioé la vivisezione.
Topi, ratti, conigli, pecore, maiali e anche macachi, sono utilizzati
continuamente dai ricercatori di quello che è il fiore all’occhiello della
ricerca medica milanese, ma nessuno dice ai ricoverati presso l’ospedale
che a poca distanza dalle loro stanze vengono eseguiti esperimenti sul
cervello di animali o espianti di organi.
La forza del mondo della vivisezione sta nella segretezza. Nessuno deve
sapere.

Per far conoscere alcuni dei luoghi dove a Milano gli animali vengono
torturati e uccisi per la ricerca oggiuna quindicina di attivisti del
Coordinamento Fermare Green Hill hanno deciso di incatenarsi alla gabbia
dello zoo del San Raffaele dove sono presenti i macachi, chiedendo
chiarezza e luce su quanto accade agli animali all’interno dell’ospedale.

In Italia ci sono ben 600 laboratori di vivisezione, di cui 130 in
Lombardia. Molti di questi sono all’interno di università e perfino
ospedali. Il San Raffaele non è infatti l’unico ospedale milanese a
nascondere torture sugli animali, anche presso il San Paolo, il
Policlinico e l’Humanitas si fanno esperimenti su diverse specie.

GLI ESPERIMENTI AL SAN RAFFAELE
Dentro il fiore all’occhiello della ricerca milanese vengono condotti
esperimenti su macachi, trasformati geneticamente dai ricercatori del
centro in “perfetti modelli sperimentali per malattie umane”. Vengono
fatti esperimenti di neurologia sul loro cervello, gli vengono iniettate
sostanze nella spina dorsale per verificarne gli effetti oppure fatte
abbassare le difese per ricerche sull’AIDS.

Nei centri del San Raffaele si fanno continuamente operazioni chirurgiche
su maiali a cui vengono inserite valvole nel cuore o provati diversi tipi
di trapianti.
Topi e ratti vengono manipolati geneticamente e utilizzati in tanti tipi
di esperimenti, dalla virologia all’oncologia.
La fine degli animali è sempre la stessa: la morte. Poi vengono buttati
nella spazzatura e inceneriti.

Di fronte ad una crescente sensibilità sul tema e ad un incalzante
movimento che chiede libertà per gli animali, considerati in questa
società come oggetti, cavie, macchine da riproduzione, il mondo
scientifico si difende spostando sempre la questione su un piano
scientifico. Quello che noi attivisti diciamo è che non è eticamente
accettabile ridurre qualunque altro essere vivente, considerato inferiore,
a cavia per noi stessi. Un tempo questa discriminazione colpiva altri
esseri umani, nati in altre parti del mondo o con la pelle di un colore
diverso. Adesso tocca agli animali. E’ ora di dire basta alle torture nei
laboratori!

Coordinamento Fermare Green Hill

L’orrore dietro l’angolo di casa…

Ciao io sono Nina,
sono un cane grosso è vero ma sono molto buona e socievole.
Ho una famiglia che mi cura e mi vuole bene, mi da riparo, cibo e si preoccupa della mia salute.
Posso entrare e uscire quando voglio dal loro giardino e spesso mi piace andare a spasso per il quartiere, mi conoscono tutti, tutti mi voglio bene… o quasi.
Ieri come al solito ero in giro a fare quattro passi, era una bella giornata e finalmente c’era un po’ di sole dopo tanti giorni di gelo.
L’aria cominciava a riempirsi di mille profumi, i fiori a sbocciare, gli animali a uscire fuori dalle tane, tutto iniziava a rinascere e mi stavo godendo questa meraviglia in santa pace quando è arrivato lui…

Mi avvicino tranquillamente, scodinzolo anche, lui tira fuori quell’oggetto metallico, non so cosa sia ma me lo avvicina alla testa, “forse vuole giocare” penso io, “forse…”

poi tutto esplode….

Un dolore tremendo scoppia dentro la testa e in tutto il corpo, cado a terra, spilli lancinanti invadono tutto il mio corpo, dentro di me urlo, urlo di dolore e una domanda mi attraversa per un attimo il cervello “perché”?

… poi il buio.

QUESTA E’ LA STORIA DI NINA… CANE DI QUARTIERE…  MA PRATICAMENTE DI UNA FAMIGLIA CHE LA TENEVA IN GIARDINO…
UN CANE BUONO E COCCOLONE.
DOMENICA POMERIGGIO.. FUORI DAL CANCELLO DOVE SPESSO STA’, QUALCUNO GLI HA SPARATO CON UNA PISTOLA… (PROIETTILE DELLO STESSO TIPO DI QUELLI USATI PER LE PISTOLE DEI CARABINIERI)

IL PROIETTILE HA PERCORSO IL COLLO ED E’ PASSATO SULLA COLONNA VERTEBRALE

E’ STATA OPERATA D’URGENZA MA NON SI SA SE POTRA’ MAI PIU’ RIALZARSI, USARE LE GAMBE… E PURTROPPO PER UN CANE COSì GRANDE… NON SAREBBE UNA VITA DECENTE.

ANCORA UNA VOLTA LA BESTIA UMANA HA COLPITO A TRADIMENTO UN ESSERE INDIFESO,

ANCORA UNA VOLTA IL VIGLIACCO HA COLPITO E SI E’ NASCOSTO.

Chissà se dentro di lui si sente fiero di quello che ha fatto! MA dovrebbe rendersi conto di quanto sia miserabile e inutile la sua di vita, incapace di provare compassione e rispetto per quell’altra vita, quella che lui ha irrimediabilmente spezzato,  sicuramente più meritevole della sua, perché capace di amore e di fiducia.

 

 

 

PERCHÉ’ A GREEN HILL C’È ANCHE IL VOSTRO CANE

Green Hill. Un nome che farebbe pensare ad una località di villeggiatura montana. O magari a un luogo rilassante immerso nel verde… spiacenti, non lo è. Ma invece di spiegare tecnicamente di cosa si tratta, per chi non lo sapesse, propongo un’immagine.

Pensate a un cucciolo di cane. Orecchie ciondolanti, movimenti un po’ goffi. Gli tirate una pallina nel prato e lui la rincorre inciampando nella pallina, nelle zampe e nella coda contemporaneamente. Poi in qualche modo ve la riporta e aspetta il nuovo lancio, con le zampe anteriori sul pavimento e il sedere per aria, scodinzolante e pronto allo scatto. Un abbaio acuto e felice, poi rincorre di nuovo la pallina, la prende, nel tragitto gli cade tra l’erba ma stavolta non la raccoglie nemmeno, continua solo a correre verso di voi e vi si getta tra le braccia felice in cerca di coccole, e vi riempie di baci in uno slancio d’amore incontenibile. Lo stesso cucciolo, la sera dopo aver mangiato senza aver mai smesso di scodinzolare, si gingilla per un po’ nella sua cuccetta mordicchiando il suo gioco preferito finché, non potendo più resistere alla tentazione di starvi vicino, sbadigliando si appoggia con le zampette paffute alle vostre gambe e vi guarda con due occhi grandi così, leccandovi una mano. Una volta raggiunto l’obbiettivo –rannicchiarsi tra le vostre braccia – si abbandona alle coccole mentre, carezza dopo carezza, i suoi occhi pian piano si chiudono e si lascia andare al sonno più profondo, ingenuo e fiducioso…

Lo stesso cucciolo, la mattina si sveglia dopo la nanna sentendo il freddo di un pavimento gelido e spoglio sotto il suo corpo morbido. Prova ad aprire gli occhi, ma resta abbagliato da una bianca luce artificiale. Si alza per sgranchirsi le zampe ma le sbarre gli impediscono di fare più di due passi. Al di fuori vede solo due lunghe file di gabbie piene di altri cani come lui con cui non può nemmeno scambiare un’annusatina. Resta lì dentro, giorno e notte, senza mai vedere luce, o sentire un odore, il calore di una carezza… nessun prato, nessuna pallina, nessuna coccola né un padrone buono o cattivo da amare. Mangia il cibo che gli viene portato, lo chiamano “istinto di sopravvivenza”. Peccato che nel caso del nostro cucciolo serva a poco: un giorno verrà prelevato, messo in un furgone e consegnato ad un laboratorio dove senza anestesia e senza antidolorifici verrà barbaramente torturato. I suoi occhi e la sua pelle saranno bruciati da composti chimici, nel suo corpo verranno iniettate sostanze che gli causeranno ogni sorta di dolore, bisturi – e non solo – lacereranno la sua soffice pelliccia e le sue carni. Tra una sofferenza e l’altra, l’agonia sarà protratta fino alla morte, che a quel punto sarà ormai diventata sua amica e alleata.

Prendete lo stesso cucciolo, moltiplicatelo per 2500. E’il numero di cani che Green Hill può contenere, e che negli scopi dell’azienda è destinato a raddoppiare: uno dei motivi per cui più che mai nel corso di questo autunno gli attivisti antispecisti cercano di far sentire ancor più forte la loro voce e di sensibilizzare gli italiani circa l’esistenza di un tale inferno. Che ha un suo perché, certo, ma non è esattamente quello che la maggior parte della gente crede… La facile retorica del “meglio salvare la vita di un bambino che quella di un cane” è solo un buon detergente di coscienze. Talmente ovvia che non serve nemmeno andare a leggere le quattro righe che ti spiegano perché qualcuno la pensa diversamente. La realtà è che dietro l’esistenza di un allevamento come quello di Green Hill c’è qualcosa di molto meno etico: il profitto. La Marshall Farm Inc, azienda americana da alcuni anni proprietaria di Green Hill, è la più grande “fabbrica” di cani da laboratorio esistente al mondo. Vendono i loro cani a prezzi che variano dalle 400 alle 900 euro in base all’età e alle caratteristiche; per una madre gravida il prezzo, ovviamente, lievita. Su richiesta, poi, offrono ai loro clienti anche “optional” di lusso, come ad esempio il taglio delle corde vocali (nel caso in cui le grida e il pianto degli animali disturbino la sensibilità dei ricercatori che dovranno squartarli).

Tornando al bambino malato, si potrà obbiettare che la sua vita vale ben il prezzo di tutti i cani che sono serviti per produrre il farmaco! Posto che tale presunto diritto dell’uomo di scegliere delle altre vite sia altamente discutibile (per molti inaccettabile), in realtà il test sugli animali non è una pratica scientificamente corretta. Come sempre più ricercatori sostengono, l’animale non può essere un modello utile per la sperimentazione di farmaci destinati all’uomo, perché troppo differente geneticamente. Tanto che un farmaco non può essere immesso sul mercato, indipendentemente dagli animali sacrificati in fase di ricerca, se non è stato prima testato su esseri umani. Le stesse ditte fornitrici creano animali da laboratorio geneticamente modificati col fine di renderli più “simili” all’uomo. La verità è che la sperimentazione sugli animali conviene, perché alle sue spalle esiste un mercato estesissimo, e perché funge da alibi alle case farmaceutiche quando qualcosa va storto. Le stesse industrie che testano sugli animali sono responsabili dell’immissione in commercio di prodotti inquinanti, della sperimentazione di farmaci sulle popolazioni africane (a loro insaputa), di morti e menomazioni causati consapevolmente per mezzo della distribuzione di medicinali con effetti collaterali disastrosi.

Ora la domanda è: si può credere davvero che ci sia un fine puramente etico e scientifico dietro alla sperimentazione sugli animali? Ma anche, si può credere davvero che le moderne tecnologie non siano in grado di ottenere gli stessi risultati senza testare sugli animali? E si può credere che, se mai si scoprisse un metodo pulito di sperimentazione, la Marshall Farm Inc. libererebbe con gioia i suoi cani e chiuderebbe i battenti con un sorriso?

Il nostro cucciolo, dopo tutte queste chiacchiere, sarà già morto. E i giochi, la pappa e la nanna tra le nostre braccia per lui saranno state solo un sogno lontano. Una vita che non ha avuto modo di trovare un senso, un essere nel cui destino era scritta solo una parola: sofferenza. Un’atrocità che la natura umana non dovrebbe nemmeno riuscire a concepire. Ognuna di queste vite perse è un delitto per cui l’uomo non merita perdono.

Quel cucciolo e gli altri 2500, 5000, 10000 cani di Green Hill erano e sono anche i nostri cani, quelli con cui ogni giorno condividiamo gioie e dolori, quelli che ci riempiono l’anima con uno sguardo, che ci fanno arrabbiare e ridere allo stesso tempo, quelli che amiamo e che vorremmo essere eternamente al nostro fianco. Ricordatevelo, la prossima volta che il vostro fedele amico vi guarderà negli occhi.

 

 

Informazioni utili

Green Hill 2001 si trova a Montichiari (BS) in Via San Zeno 6. L’indirizzo email dell’azienda è info@greenhill2001.com , i numeri di telefono sono 0309961244, 030962061 e 0309651902, il numero di fax è 0309659420. L’indirizzo email del sindaco di Montichiari Elena Zanola è sindaco@montichiari.it .Maggiori informazioni sul sito www.fermaregreenhill.net .

Tutti possiamo fare qualcosa,tutti possiamo dire la nostra!

 

*Sahar*

 

(Fonte: www.fermaregreenhill.net)

 

Traffico illegale di cani e gatti nel Lazio: una testimone racconta

L’amore per gli animali spinge spesso – e per fortuna – molte persone sensibili ad occuparsi di tante creature in difficoltà che ogni giorno incrociano il cammino dell’essere umano. A volte si tratta di volontari che hanno scelto di dedicare alla causa la loro intera vita, altre di comuni cittadini che cercano di contribuire al benessere di questi compagni d’avventura spesso vittime di crudeltà e indifferenza. Ragion per cui incontrando una persona che lavora con passione per togliere cani e gatti dalle strade e dalle gabbie di canili e rifugi, non si può fare a meno di approvare ed ammirare il lodevole impegno. Ma poiché l’avidità e l’egoismo che tanto spesso caratterizzano la natura umana hanno varie forme e modalità, succede anche che dietro queste attività apparentemente ammirevoli si nascondano scopi molto meno nobili, se non criminali. La vicenda che segue, accaduta in provincia di Rieti, ne è un esempio.

Quando, circa dieci anni fa, le fu presentata una signora della sua stessa zona amante degli animali e attivamente impegnata nella loro difesa, EB – spinta dall’amore per gli animali e dai principi che pensava di condividere con la donna – decise di iniziare a collaborare con lei. La donna accoglieva infatti nella sua abitazione di campagna numerosi cani e gatti provenienti dalla strada ma anche da canili e rifugi, con lo scopo apparente di trovar loro una famiglia. Un giorno EB le affidò un certo numero di cuccioli provenienti da un rifugio nei pressi di Monterotondo, che a detta della donna avevano già trovato adozione in Germania, suo paese d’origine. Ma dopo la partenza dei cuccioli, alla richiesta da parte di EB di maggiori dettagli sulle famiglie adottanti, la donna non seppe mai rispondere. Nemmeno la presenza di un’amica di EB nella città a cui i cuccioli erano destinati servì ad ottenere qualche informazione in più, perché la donna asseriva di “non ricordare” a chi li avesse affidati. Infuriata, insospettita e angosciata, EB interruppe all’istante la frequentazione. Successivamente informata dal vicinato, venne anche a scoprire che il traffico di cuccioli procedeva frenetico e indisturbato da molti anni. Circa 50 fra cani e gatti ogni mese (500/600 ogni anno), per la maggior parte presi dalla strada senza nemmeno verificare se si trattasse di animali di proprietà, venivano pesantemente sedati e caricati in gabbie su un furgone con targa straniera, per essere portati all’estero con scopi imprecisati.

Nel 2008 EB è stata contattata dai Nas di Viterbo come persona a conoscenza dei fatti nell’ambito di un’indagine sull’esportazione illegale di cani in Italia. Pare che il materiale raccolto a quel punto fosse consistente, ma dopo aver interrogato la signora accusata del traffico i Nas di Viterbo hanno lasciato cadere nel vuoto l’inchiesta, facilmente convinti a quanto pare da alcune foto che la donna avrebbe mostrato loro. Alla successiva richiesta di chiarimenti , tra i Nas c’è chi dichiara di non ricordare se e quando una tale inchiesta sia stata aperta, pur ammettendo di aver raccolto delle testimonianze in merito, e addirittura chi si rifiuta di dare qualsiasi informazione perché non autorizzato.

Sahar*

 

(Fonte: “La testimone: vicina spedisce all’estero 50 cani al mese” di Luigi Gaetani D’Aragona)