L’Arca di Rita a 4 zampe in festa, vi aspettiamo!

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SABATO 22 E DOMENICA 23 APRILE , L’ARCA DI RITA SARA’ PRESENTE CON UN SUO STAND AL CENTRO COMMERCIALE I GRANAI DI ROMA, Via Mario Rigamonti 100. VI ASPETTIAMO, TROVERETE TANTI OGGETTI PERSONALIZZATI ARCA E POTRETE AIUTARE CON POCO TANTI PELOSETTI. <3

ORARIO: 11-13 – 16-19,30
PER INFO SIMONA 3455982486 arcadirita@gmail.com

ORSI DELLA LUNA, VITTIME INNOCENTI

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Catturati con trappole che spesso causano terribili mutilazioni, immobilizzati in gabbie grandi quanto il loro corpo che deformano le ossa ed atrofizzano gli arti, con un catetere arrugginito infilato nella cistifellea per estrarne due volte al giorno la bile che servirà a realizzare medicinali, unguenti, bibite e shampoo. Non possono letteralmente alzarsi, muoversi, girarsi.

Resteranno in queste condizioni anche per 20, 30 anni, ovvero tutta la durata della loro vita, fino alla morte, causata dalle infezioni, dalla sofferenza psichica, dalle malformazioni ossee dalla denutrizione. È la triste sorte degli orsi neri asiatici, meglio conosciuti come Orsi della luna, perché ornati da una stupenda mezza luna bianca in prossimità del petto sulla scura pelliccia, incarcerati nelle infernali fattorie cinesi, vietnamiti e coreani, torturati ogni giorno a centinaia per l’estrazione della loro preziosa bile, elemento tradizionale della medicina tradizionale asiatica, che la prescrive a scopi curativi da 3.000 anni.

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La bile d’orso contiene infatti un principio attivo noto come acido ursodeossicolico (UDCA), alla cui ingestione si attribuiscono riduzione della febbre e delle infiammazioni, effetto protettivo sul il fegato, miglioramenti della la vista ed eliminazione dei calcoli biliari. Ma quando negli anni 70, gli orsi detti “della luna” diventano specie protetta perché in via d’estinzione, proibendone la caccia nelle grandi foreste del continente asiatico, si escogita la realizzazione di “fattorie” in cui “mungerli”, evitandone lo sterminio e ottenendone pure una produzione infinitamente superiore di bile. È così che ha inizio il tremendo calvario degli orsi della luna.

Per fortuna, sembra che la sensibilità generale de cittadini asiatici stia cambiando e continuano a  moltiplicarsi le proteste e le iniziative di coloro che si oppongono all’orribile scandalo delle “fattorie degli orsi da bile”. Il merito della diffusione su vasta scala del concetto di protezione di questi animali va certamente anche a Jill Robinson, una battagliera e coraggiosa signora inglese che sta dedicando la sua vita agli Orsi della Luna, con l’organizzazione Animals Asia Foundation. Tutto ebbe inizio nel 1983 quando entrò in una fattoria della bile in Cina, una vera e propria “camera di tortura, un inferno per gli animali”, racconta Jill in una registrazione audio realizzata in diretta. Dopo ben poco tempo Jill scoprì che la bile poteva essere facilmente rimpiazzata con erbe meno care e prodotti sintetici e cominciò senza sosta il suo lavoro in Cina, instaurando relazioni e negoziando con i dipartimenti del Governo, in modo molto risoluto, allo scopo di porre fine a questa pratica crudele.

A partire dall’ottobre del 2000, più di 400 fattorie della bile sono state chiuse dal Governo e oltre 245 orsi hanno già ricevuto le cure di Animals Asia, al nostro Centro per il salvataggio dell’orso cinese “Moon Bear Rescue Centre” a Sichuan. Da allora, gli orsi continuano ad arrivare nelle più disperate e scioccanti condizioni, con ossa fragili, disperatamente ammalati e spaventati. La loro riabilitazione richiede diversi mesi e purtroppo non possono più essere liberati nella natura selvatica: sono indifesi, mutilati, cresciuti in senza le necessarie difese per sopravvivere in natura. Ma con tante cure amorevoli e la continua supervisione veterinaria, la grande maggioranza di loro si riprende. Un grande miracolo a cui può contribuire ognuno di noi non solo aiutando a far conoscere le vergognose torture a cui vengono sottoposti, firmando petizioni e non acquistando prodotti a base di bile d’orso, come tè, tonici farmaci o altri preparati . Ma anche adottando un orso e salvandogli la vita, con poco più di 1 € al giorno: con 35 € al mese è possibile adottare uno degli orsi liberati da Animals Asia Foundation all’interno dei santuari di Chengdu (Cina) e Tam Dao (Vietnam). “La tua adozione –spiega AAF- ci permetterà di regalare al tuo orso cibo, acqua potabile, cure riabilitative fisioterapiche adeguate e assistenza veterinaria per il resto della sua vita”.

Clicca qui per saperne di più e aiutare la fondazione Animals Asia 

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Stop a macellazione e botticelle: i cavalli sono animali d’affezione

La proposta di legge di Michela Brambilla prevede il divieto di consumo della carne, nuovi standard per i ricoveri e le scuderie, abolizione dei servizi di trasporto a trazione equina
cavallo
 

 Milano, maggio 2016 – Sono i principali obiettivi di una proposta di legge, firmata da Michela Vittoria Brambilla ed elaborata in collaborazione con associazioni animaliste specializzate, “che punta – si legge in una nota – ad una vera e propria rivoluzione rispetto ai termini tradizionali del rapporto tra l’uomo e questi splendidi animali.

Il testo è stato presentato questa mattina, aTruccazzano – dove l’associazione Progetto Islander accoglie i cavalli maltrattati – da Brambilla, presidente della Lega Italiana per la Difesa degli animali e dell’Ambiente, chiedendo agli amanti degli animali di sostenerlo con una raccolta di firme sul quotidiano online NelCuore.org. Sono intervenute anche Marina Ghiretti di Anima Equina, Evelina Isola di Wild Watching “I cavalli dell’Aveto” e Nicole Berlusconi di Progetto Islander. “Con la nostra proposta – sottolinea Brambilla – si scioglie definitivamente l’ambiguità che finora ha caratterizzato lo status degli equidi nel nostro Paese (e non solo): a volte animale d’affezione, per lo più animale da reddito con tutti gli annessi e connessi legati a questa scomoda situazione.

Ma le cose devono cambiare: il cavallo, l‘asino, il bardotto, il mulo sono animali che danno e ricevono affetto e come tali devono essere trattati. A ciò provvedono le norme che abbiamo delineato, non solo mettendo gli equini sullo stesso piano giuridico dei cani e dei gatti e vietandone la macellazione e il consumo della carne, ma complessivamente rivedendo le norme che regolano le condizioni di vita di animali alleati dell’uomo da migliaia di anni””E’ tempo di rinnovare un patto antico“, spiega l’onorevole Brambilla. “L’uomo, mostrando il peggio di sé, ha tradito l’amico che gli offriva se stesso in battaglia, per il duro lavoro dei campi, come mezzo di trasporto. Oggi il cavallo continua a essere sfruttato in mille modi: nei circhi, negli ippodromi ufficiali, nelle corse clandestine, sui sampietrini dei centri urbani a trascinare carrozzelle sotto la pioggia o con il caldo torrido, lanciato a folle velocità sui tracciati medievali dei palii.E nella maggior parte dei casi, spesso grazie a triangolazioni o certificazioni compiacenti, l’ultima stazione è il macello, per lo più dopo avere affrontato interminabili viaggi dall’est in condizioni inenarrabili.

Mentre nel mondo anglosassone mangiare il cavallo è quasi inconcepibile, in alcuni Stati americani è addirittura illegale, da noi la specie è letteralmente utilizzata fino all’osso: l”Italia vanta il triste primato di maggiore consumatore di carne equina tra i grandi paesi europei: circa un chilo di carne all’anno pro capite. Fortunatamente le cose stanno cambiando. Nel 2006 erano ancora quasi 170 mila gli equini macellati nel nostro Paese, l’anno scorso sono stati poco più di 35 mila. Beninteso: anche uno solo sarebbe di troppo. Ma la gente capisce e manda in soffitta le vecchie mode alimentari. Anche l’inchiesta della Procura di Roma sui maltrattamenti ai cavalli delle botticelle – conclude l’ex ministro – è un segno dei tempi: la mia proposta abolisce i servizi di trasporto a trazione equina. Sono certa, così facendo, non solo di tutelare gli animali, ma anche l’immagine di un Paese, meta di milioni di turisti, che non può più tollerare certe violenze, se vuole dirsi civile”.Il testo prevede innanzitutto il riconoscimento dello status di “animali di affezione” a tutti gli equidi. Di conseguenza è sancito il divieto di macellazione di cavalli, asini, muli e bardotti, nonché il divieto di vendita e di consumo della loro carne su tutto il territorio nazionale e quello di importazione ed esportazione a fini alimentari. E’ inoltre proibito usare gli equidi in spettacoli contrari alla loro natura e in esperimenti scientifici.Vengono poi fissati criteri per la custodia e la cura degli equini, per evitare la detenzione in condizioni non adeguate. E’ istituito un registro anagrafico degli equini presso le Asl che dia garanzia di tracciabilità e riconducibilità all’effettivo proprietario o possessore.Sono regolate le modalità di addestramento. Si aboliscono le aste di equini di proprietà delle Forze armate e di altri enti pubblici, che potranno essere affidati ad associazioni. Per gli equini anziani o malati sono previste convenzioni con strutture private o veri e propri “pensionati”.Il testo definisce nuovi standard per i box (che devono avere dimensioni adeguate) e per la gestione dei cavalli (che hanno diritto di passare almeno due ore al giorno in un recinto erboso), abolisce i servizi di trasporto a trazione equina (come le botticelle), tutela le mandrie di cavalli selvaggi o rinselvatichiti. Sono infine introdotte sanzioni per chi viola la legge e il rafforzamento dell’istituto della confisca.

 

Fonte: http://www.tgcom24.mediaset.it/animali/stop-a-macellazione-e-botticelle-i-cavalli-sono-animali-d-affezione_3005865-201602a.shtml

Armani passa al FUR FREE

    fur free

L’annuncio è di quelli clamorosi: il gruppo Armani, la seconda impresa italiana per reputazione al mondo, ha deciso di abolire le pellicce da tutte le sue collezioni. A partire dalla stagione autunno-inverno 2016/2017 – questa la notizia di oggi – tutte le proposte del Gruppo saranno pertanto “fur free”. «Sono lieto di annunciare – ha dichiarato Giorgio Armani – il concreto impegno del Gruppo Armani alla totale abolizione dell’uso di pellicce animali nelle proprie collezioni. Il progresso tecnologico raggiunto in questi anni ci permette di avere a disposizione valide alternative che rendono inutile il ricorso a pratiche crudeli nei confronti degli animali. Proseguendo il processo virtuoso intrapreso da tempo, la mia azienda compie quindi oggi un passo importante a testimonianza della particolare attenzione verso le delicate problematiche relative alla salvaguardia e al rispetto dell’ambiente e del mondo animale».

 L’annuncio è stato dato in accordo con la Fur Free Alliance. Per il suo presidente Joh Vinding la scelta di Giorgio Armani «dimostra chiaramente che gli stilisti e i consumatori possono avere rispettivamente libertà creativa e prodotti di lusso senza per questo ricorrere alla crudeltà nei confronti degli animali. Per decenni Giorgio Armani è stato un trendsetter nel mondo della moda e la sua ultima comunicazione è la prova che la sensibilità e l’innovazione rappresentano il futuro di questo settore».

Armani è sicuramente lo stilista più importante, ma non è il primo protagonista del mondo della moda a scegliere di abolire le pellicce dalle sue proposte: la più convinta sostenitrice dei diritti degli animali è da sempre Stella McCartney, che non fa uso di pelli e pellicce per le sue collezioni. Anche altri marchi di fascia alta come Hugo Boss, Tommy Hilfiger e Calvin Klein sono certificati “fur free”, esattamente come catene più commerciali come Zara, American Apparel, Bershka, H&M e ASOS.

La Lav, che definisce una “svolta storica” la scelta di Armani, ricorda che ha recentemente lanciato il progetto Animal Free Fashion col quale attribuisce una valutazione etica, tramite un apposito rating, alle aziende che si sono impegnate a non utilizzare materiali animali. «Si tratta – sottolineano dalla Lega Anti Vivisezione – di un progetto di grande successo, che conferma l’interesse crescente del pubblico verso prodotti moda etici e le straordinarie potenzialità creative, produttive e di business del settore». In Italia Elisabetta Franchi già dal 2011 si è impegnata a non utilizzare più pelliccia animale e dal 2015 ha sostituito anche le piume, raggiungendo il secondo livello di Rating, mentre Save the Duck, il piumino senza piume, non utilizza nemmeno pelliccia, pelle, seta o lana e ha quindi ottenuto il più alto rating nella certificazione “animal free”.

STOP….. ai combattimenti clandestini tra i cani

combattimenti
Cuccioli tirati su con brutalità e violenza, cani rapiti dalle abitazioni private per fare da “allenamento”, la bestialità umana non conosce limiti!
Più vicini di quanto credi, i ring di combattimento clandestino nascono e spariscono nel giro di poche ore. Pinete, boschi, case al mare… ogni luogo è buono per mettere su questo aberrante spettacolo. E non stiamo parlando di luoghi lontani o sconosciuti, perché NON E’ solo nel profondo SUD dove si credono relegati tutti gli orrori del mondo, che si svolgono queste gare ma spesso sul LITORALE ROMANO, ai Castelli (Rocca Priora) e nel NORD ITALIA (basti pensare a dove passano il confine i cani che provengono dall’est)…
OGNI CANE PUO’ ESSERE CARNE DA MACELLO PER QUESTE BESTIE!
NOI ABBIAMO IL DOVERE DI PROTEGGERE OGNI ESSERE VIVENTE DA QUESTO ORRORE!
NON FATE NASCERE CUCCIOLATE RANDAGIE O CASALINGHE (tanto non potrete mai sapere che fine fanno tutti i cuccioli)!
NON DATE CANI IN ADOZIONE SENZA CHIP E DOCUMENTI RINTRACCIABILI, NON LASCIATE I CANI SOLI DI NOTTE E IN GIARDINO, O IN MACCHINA!
NON MANDATELI IN GIRO DA SOLI PERCHE’ “DEVONO SEGUIRE IL LORO ISTINTO”…
MA SOPRATTUTTO NON CHIUDETE GLI OCCHI SE VEDETE QUALCOSA DI TUTTO QUESTO….
http://www.iltempo.it/2006/12/17/cani-rapiti-per-i-combattimenti-clandestini-1.504701
http://www.arcadirita.org/?page_id=4296
http://www.iltempo.it/cronache/2014/02/16/scommesse-e-incontri-tra-cani-ecco-i-combattimenti-sanguinari-1.1219908

 

Green Hill, 28 aprile 2012… una breccia nel muro dell’indifferenza

Così vogliamo ricordare questa giornata… una breccia nel muro dell’indifferenza.

 

Dopo tante parole e dopo tante promesse inutili da parte di chi cercava solo un nuovo palcoscenico su cui esibirsi, sono stati loro, i ragazzi che da mesi si battono VERAMENTE contro GREEN HILL, l’allevamento di beagle destinati ai laboratori di vivisezione, di Montichiari a Brescia, a tirare fuori dal lagher degli orrori, 25 piccoli beagle, destinati ad un’atroce fine.

25 cuccioli che molti chiamano MERCE ma che noi chiamiamo VITE!!!

Dodici giovani manifestanti hanno aperto un varco nel muro di Green Hill e hanno tirato fuori 25 cuccioli di beagle.

Aiutati prontamente dalla folla, decine di mani si sono alzate all’unisono per passarsi quei corpicini caldi, inconsapevoli dell’importanza di quello che stava succedendo intorno. Decine di persone si sono strette intorno al loro per permetterne la fuga in mezzo alla folla.

I ragazzi sono stati arrestati e sicuramente ci saranno delle conseguenze legali per le loro azioni ma 25 piccole vite sono state salvate mentre 2500 sono ancora all’interno del lagher in attesa di essere vendute a qualche laboratorio di sperimentazione animale.

E dalle ultime rivelazioni fatte da chi è riuscito ad entrare nei capannoni di Green Hill sembra che dentro ci sia molto di più di quello che vogliano farci credere…

Questa azione per quanto definita illegale in base alle nostre “rispettate” e rispettabili leggi deve essere intesa come un chiaro segnale di un nuova coscienza animalista che si sta estendendo ovunque, non solo in ambienti animalisti definiti spesso di facinorosi ed esaltati ma anche e soprattutto tra la gente comune che comincia a rendersi conto di quante inutili e ingiustificate sofferenze ci siano dietro questo enorme commercio di esseri viventi.

«La cosa più pericolosa da fare è rimanere immobili»
(William Seward Burroughs)

 *V*

INSERTI DI PELLICCIA:il lato oscuro della moda

COME RICONOSCERE LA PELLICCIA ECOLOGICA:L’inverno è ormai alle porte e come ogni anno
porta con sé il suo terribile carico di sofferenza:
le pellicce. Tramontata l’idea della pelliccia
come status symbol, ormai considerata demodè,
il settore è risorto dalle proprie ceneri
lanciando la moda degli inserti applicati a
colletti, polsini e cappucci di giacche e cappotti.Il mercato non chiede capi di abbigliamento
con inserti di pelliccia vera, ma è la moda a
promuovere questi prodotti. Spesso il consumatore
si trova in condizione di non poter
scegliere liberamente, secondo il proprio gusto
e le personali convinzioni etiche. Sebbene
dia meno nell’occhio l’inserto di pelliccia su
un giubbotto rispetto alla pelliccia intera,
questa moda non miete meno vittime. Il trattamento
riservato agli animali è molto crudele.
Forse non tutti sanno che in Cina visoni,
procioni, volpi, cani e gatti vengono barbaramente
scuoiati vivi senza essere preventivamente
storditi. Le loro pellicce diventano inserti
su giacche, cappotti e borse esposti a poco
prezzo sulle bancarelle dei mercati e nei grandi
magazzini. La situazione degli allevamenti europei non è migliore. Lo ha rivelato
un’investigazione sotto copertura presentata
a Milano lo scorso 26 febbraio da Animal
Defenders International (ADI) e dal network
animalista AgireOra. “Sono stati visitati 30
allevamenti finlandesi – spiega Marina Berati,
presidente di AgireOra Network – gli animali
sono allevati in condizioni atroci e soffrono
terribilmente. Il reportage mostra ferite aperte,
infette e non curate, occhi malati o mancanti,
code strappate a morsi, zampe deformate e
ferite. Spesso le gabbie sono danneggiate e
pericolose, i cuccioli rischiano di rimanere
con le zampe intrappolate nella rete metallica.
Le ciotole per l’acqua sono vuote, sporche e
rotte. Anche in Italia esistono allevamenti
intensivi con gabbie troppo piccole, fabbricate
con reti metalliche”. Continua la Berati: “nel
nostro paese gli animali vengono uccisi principalmente
con il gas, l’elettrocuzione attraverso
l’ano e la bocca o mediante la rottura
del collo. Purtroppo si tratta di metodi legali
perché sono previsti dal decreto legislativo
333/1998. I consumatori non devono acquistare
ciò che propone la moda, devono assolutamente
evitare di comprare capi con inserti
di pelliccia”. Gli allevamenti in Europa sono
circa 6 mila, soprattutto in Danimarca, Finlandia,
Olanda e Svezia. Gli animali allevati sono
visoni, volpi, cincillà, procioni e conigli. Milioni
di animali, inoltre, vengono catturati in natura
tramite trappole. Restano in agonia per giorni
in attesa che il cacciatore li uccida. Ogni anno
oltre 50 milioni di animali sono vittime della
moda. Da tempo i gruppi animalisti si battono
contro questo mercato di sofferenza e parte
del mondo della moda non è rimasto indifferente.
Celebri top model hanno dichiarato
espressamente la loro contrarietà all’uso di
pellicce e hanno supportato il lavoro di investigazione
di Animal Defenders International
(ADI). Anche grandi magazzini e catene di supermercati nel corso degli anni hanno fatto
proprie politiche fur-free. Alberto Lupi, socio
di una ditta torinese che produce pellicce
ecologiche, conferma questa tendenza:
“produciamo linee nostre e per un noto stilista,
inoltre forniamo pellicce ecologiche ad alcuni
grandi magazzini, oltre a vendere al dettaglio.
I consumatori sono sempre più interessati a
pellicce che non imitano quelle di animali;
sono più vivaci e originali sia per i colori che
per i modelli. Il tessuto della pelliccia ecologica
è composto da cotone e modacrilico. Ha lo
stesso isolamento termico della pelliccia di
animale e pesa meno”. I gruppi animalisti
denunciano che spesso le pellicce vengono
stinte e colorate in modo da non sembrare
vere. Lo scopo è quello di conquistare anche
i consumatori che non entrerebbero mai in
una pellicceria. Come riconoscere allora la
pelliccia vera da quella ecologica? Il problema
si pone di fronte ad etichette difficili da interpretare,
perchè poco chiare e vaghe, o addirittura false. “Sebbene il più delle volte si
possa cogliere la differenza al tatto – spiega
Lupi – la pelliccia ecologica ha una caratteristica
che la distingue senza ombra di dubbio:
il pelo è applicato ad una tela di cotone.
Quindi è sufficiente controllare se tra il pelo
e dietro l’inserto c’è la tela di cotone per essere
sicuri dell’acquisto”. “E’ importantissimo accertarsi
che gli inserti non siano di pelliccia
vera – conclude Marina Berati – nel dubbio è
sicuramente meglio evitare di acquistare il
capo di abbigliamento o l’accessorio”.
Elenco dei grandi magazzini e delle marche
che hanno adottato una politica fur-free
http://www.campagnaaip.net/risultati.html
Video sulle modalità di uccisione in Cina
http://www.nonlosapevo.com
Video “Bloody Harvest. The Real Cost of Fur”
investigazione Animal Defenders International
(ADI)
http://www.tvanimalista.info/video/animali/al
levamenti-pellicce
Per informazioni dettagliate si può consultare
il dossier approfondito al sito
http://www.tvanimalista.info/site_media/dow
nload/allevamenti-pellicce-dossier-adi.pdf
Per informazioni sull’investigazione 2009 –
2010 in 40 allevamenti svedesi e per inviare
una lettera ai consolati presenti in Italia per
chiedere la chiusura di tutti gli allevamenti di
visone in Svezia
http://www.campagnaaip.net/notizie/notizia370.html

LINK INTERESSANTI E UTILIElenco dei grandi magazzini e delle marche
che hanno adottato una politica fur-free
http://www.campagnaaip.net/risultati.html
Video sulle modalità di uccisione in Cina
http://www.nonlosapevo.com
Video “Bloody Harvest. The Real Cost of Fur”
investigazione Animal Defenders International
(ADI)
http://www.tvanimalista.info/video/animali/al
levamenti-pellicce
Per informazioni dettagliate si può consultare
il dossier approfondito al sito
http://www.tvanimalista.info/site_media/dow
nload/allevamenti-pellicce-dossier-adi.pdf
Per informazioni sull’investigazione 2009 –
2010 in 40 allevamenti svedesi e per inviare
una lettera ai consolati presenti in Italia per
chiedere la chiusura di tutti gli allevamenti di
visone in Svezia
http://www.campagnaaip.net/notizie/notizia370.html

Obiezioni di coscienza alla vivisezione

I CONSIGLI DI CHI HA FATTO QUESTA SCELTA
Una chance importante per chi è contrario ai
test sugli animali, ma finora ancora troppo
sconosciuta. L’obiezione di coscienza, solo
grazie alla buona volontà di alcuni studenti e
ricercatori, si sta lentamente facendo strada
negli atenei italiani penetrando la fitta coltre di
omertà che la avvolge. «Indipendentemente
dalle idee e dalle scelte personali, la quasi
totalità degli studenti e dei ricercatori che ho
conosciuto durante la specializzazione non
era informata della possibilità di scegliere
l’obiezione – commenta Christian Fulcheri,
fisico sanitario dell’Università di Firenze – sono
stato io per primo ad informarli. Possibile?».
Un compito che la legge n. 413 del 1993 assegna
a tutte le strutture pubbliche e private
legittimate a svolgere la sperimentazione su
animali, che però spesso sono inadempienti,
come spiega Valentina Reggioli, specializzanda
in Fisica Sanitaria presso lo stesso ateneo:
«le Università non danno spontaneamente
pubblicità alla possibilità di scegliere l’obiezione.
Negli ultimi 3 anni accademici nessuno studente
delle facoltà di Medicina, Farmacia e Scienze
M.F.N. ha presentato domanda. Il sospetto è
che le segreterie non informino abbastanza.
Basta entrare nelle segreterie didattiche per
rendersene conto». Per questa ragione nel
febbraio dello scorso anno è stata inviata al
Rettore della Università di Firenze una lettera
sottoscritta da una decina tra dipendenti, assegnisti
di ricerca e specializzandi, in cui si
denunciava l’assoluta mancanza di informazione
in merito e si chiedeva di ottemperare
agli obblighi di legge rendendo adeguata pubblicità.
Il risultato è stato che sul sito dell’Ateneo
sono comparsi i link che rimandano alla legge
e i moduli di presentazione della domanda per
lavoratori e studenti. Ma il problema di fondo
resta la difficoltà di istaurare un dialogo aperto
e costruttivo con gli interessati. «Le volte in
cui abbiamo provato a confrontarci
sull’argomento con studenti, professori e medici
– continua Christian Fulcheri – se andava bene
abbiamo trovato un muro di gomma; spesso
però i toni quando non erano aggressivi erano
canzonatori e questo fa riflettere
sull’atteggiamento che le persone coinvolte
hanno in merito». «D’altra parte – aggiunge
Reggioli – non è facile fare discorsi
nell’ambiente biomedico, dove la sperimentazione
animale si dà per scontata». Ne dà
conferma Stefano Cagno, dirigente medico
presso l’Ospedale Civile di Vimercate (Monza
e Brianza), che commenta con amarezza: «la
validità della vivisezione viene presentata come
un dogma indimostrabile. In questo modo lo
studente si laurea convinto che sia utile e
sebbene sia preparatissimo e abbia tutti gli
strumenti per contestarla non è più in grado
di farlo. Una facoltà scientifica, dovrebbe dare
una preparazione basata su ciò che è dimostrato
scientificamente e fornire gli strumenti
per contestare gli argomenti che non sonoancora dimostrati scientificamente». Ma alla
vivisezione sono collegati interessi commerciali
e di carriera. Per questa ragione non ha fine.
Stefano Cagno spiega che un trucco per fare
molte ricerche consiste nell’apportare piccoli
cambiamenti rispetto alla ricerca iniziale, in
modo tale da farne tante altre e scrivere altrettante
pubblicazioni, che servono per la carriera
universitaria. E Valentina Reggioli testimonia:
«ho assistito di persona a una conversazione
tra un professore e una laureanda. Il professore
affermava candidamente che gli studi di fisiologia
che stava facendo sulle rane erano già
stati compiuti, ma voleva comunque ripeterli
per pubblicare articoli».
Per tutti questi motivi c’è chi dice no alla vivisezione.
Ma viene discriminato? La legge dà
diritto a partecipare a laboratori didattici alternativi,
che non prevedono la sperimentazione
animale. Ma la realtà è tutt’altro che rosea.«I
laboratori alternativi spesso non esistono –
commenta Stefano Cagno – quindi, nel migliore
dei casi, il docente ammette lo studente
all’esame anche se non ha frequentato alcun
laboratorio didattico. Tuttavia, può accadere
che la discriminazione avvenga di fatto in sede
d’esame, se allo studente vengono rivolte
domande che presuppongono necessariamente
la partecipazione al laboratorio didattico».
Non solo. Come spiega Valentina Reggioli, in
questo momento di recessione vengono banditi
pochi assegni di ricerca ed è improbabile che
qualcuno li rifiuti perché implicano sperimentazione
su animali. «Se vogliamo, di fatto la
discriminazione c’è, perché non si hanno alternative
– commenta – io consiglio di scoprire
subito le carte, perché in un secondo momento
diventa tutto più difficile. Quando ho chiesto
la tesi, ad esempio, ho detto subito che non
avrei compiuto esperimenti su animali. È indispensabile
assumere immediatamente informazioni
sulle modalità di presentazione
dell’istanza di obiezione e su tutti i diritti che
si possono far valere, perché è difficile poi
tirarsi indietro». Fulcheri aggiunge: «per gli
studenti è anche importante informarsi bene
prima di prendere parte ai tirocini, chiedendo
esplicitamente ai responsabili se sono previsti
laboratori con l’uso di animali. Se si opera in
ambito biomedico o delle scienze della vita è
molto facile rimanerne coinvolti. Ricordo che
all’epoca in cui come specializzando di Fisica
Sanitaria svolgevo il tirocinio di ottica applicata
mi è capitato di assistere ad un esperimento
in vivo su un ratto eviscerato, per studiare gli
effetti di un anestetico. Chi comincia l’attività
in un laboratorio non può saperlo, ma è sufficiente
chiederlo subito». E’ elevato il numero
di animali coinvolti in settori “insospettabili”, ci
sono stabulari ovunque e sono innumerevoli
gli esperimenti effettuati. Solo all’Università di
Firenze ogni anno vengono ordinati animali
per migliaia di euro e il problema coinvolge
quasi tutto il mondo universitario italiano. Il più
delle volte studenti e lavoratori non ricorrono
all’obiezione perché non immaginano di trovarsi
nella situazione di dover fare esperimenti su
animali. «Per questo è importante informarsi
bene – ribadisce Valentina Reggioli – senza
vergognarsi, perché non c’è niente di male ad
essere contrari alla vivisezione.Anzi».
Marinella Robba
FONTE:Pelo&Contropelo

Referendum abrogazione parziale specie cacciabili

LAC Newsletter 1639

10 aprile 2012

Con decreto del Presidente della Giunta Regionale del Piemonte n. 19 del 4 aprile 2012, pubblicato sul B.U.R della Regione Piemonte del 6 aprile 2012, è stato ufficialmente indetto il referendum per l’abrogazione parziale di norme che disciplinano le specie cacciabili e l’esercizio della caccia.

Si voterà domenica 3 giugno 2012. Potranno votare gli elettori iscritti nelle liste elettorali delle circoscrizioni piemontesi.

Si voterà nella sola giornata di domenica (non anche il lunedì).

Dovrà votare “sì” chi desidera limitare l’attività venatoria; “no” chi desidera mantenere l’attuale normativa. Affinché il referendum sia valido sarà necessario che sia raggiunto il quorum del 50%+1 di votanti.

In caso di vittoria del “sì” rimarranno cacciabili solo quattro specie selvatiche (cinghiale, fagiano, lepre, minilepre), sarà vietata la caccia la domenica e sulla neve, e saranno imposti limiti agli abbattimenti di animali pronta caccia nelle aziende private.

LAC – Lega Abolizione Caccia, Via Andrea Solari 40, 20144 Milano
Tel 02/47711806 – e-mail:info@abolizionecaccia.it – Sito Web: http://www.abolizionecaccia.it
CC Bancario: Banca Intesa 18051/121 – CC Postale 14803209 – CF 80177010156 (anche per 5xMille) – CP 10489 Milano Isola
FONTE:Lega per l’Abolizione della Caccia

ANCORA UN NIBBIO MORTO CONTRO LE PALE EOLICHE

Stazione Ornitologica Abruzzese ONLUS

Ennesima vittima delle pale eoliche: un nibbio reale da Frosolone, nel vicino Molise, morto dopo qualche giorno di agonia presso il centro recupero della LIPU.
La Stazione Ornitologica Abruzzese da anni chiede con osservazioni, lettere, dossier alla Regione Abruzzo di pretendere studi preventivi rigorosi e non relazioni di impatto fatte con il copia-incolla!
Pensate che per un impianto eolico progettato nell’Important Bird Area dei Monti Frentani c’era scritto che i nibbi non c’erano. Noi replicammo certificando che nell’area nidificavano dalle 3 alle 5 coppie chiedendo un sopralluogo in contraddittorio. La regione Abruzzo che fece: approvò l’impianto!
Inoltre abbiamo chiesto con due note di conoscere i risultati dedgli studi post-operam. Nulla di fatto.
Questo è il livello delle valutazioni d’impatto ambientale in Abruzzo.
Augusto De Sanctis
Presidente S.O.A. Onlus